Ebbene: non so dove ho trovato il coraggio di riprendere in mano questo libro. E nemmeno mi spiego come faccia ad essere ancora in vita in casa mia.

Non fraintendetemi: nè mi piace leggere cose "zozze", nè sono tanto - diciamo - timida da impressionarmi per certi contenuti. Io leggo davvero di tutto. Anche "testi" che alla fine mi fanno rimpiangere il tempo perso. Sarà che generalmente dò sempre una seconda chance a cose e persone... Sarà che dopo il mega ordine di natale ho voluto auto-flaggellarmi?

La trama:
La storia si svolge principalmente nel Collegio delle Fanciulle e gira sui personaggi che di questo fanno parte: insegnanti, educande e relativi.
Tra questi, Desdemona, precoce quattordicenne autodefinitasi l’Eroina dell’Estasi che, accompagnata dalle sue compagne di stanza, Cassandra e Animone (con cui poi formerà il trio delle Spietate Ninfette), troverà buon campo per dar sfogo a istinti perversi e violenti.

Nessuna originalità tra le righe.
Che dire… partiamo dalla fine di una recensione canonica: consiglio questo libro a chiunque abbia molto tempo da perdere.
Non nego che la scrittrice (???) abbia una fervida fantasia e una buona immaginazione, ma non va al di là di ri-trattare tematiche già trite e ritrite.
Il testo è fin troppo ispirato, addirittura nella scelta del linguaggio e nello stile narrativo.
De Sade impera incontrastato: esattamente come nelle opere del Divin Marchese si trovano intermezzi (pseudo) riflessivi e filosofici e uguali le tematiche: pulsioni violente, istinto omicida, morale e religione. Viene addirittura stilato un manifesto, il Manifesto delle Spietate Ninfette, con tanto di direttive etiche e comportamentali che è un frullato malconcio di Estetismo e paradossale brutalità. Inoltre, ovviamente, sesso, sadomasochismo e perversioni con cui l’Eroina dell’Estasi entra a contatto scoprendone i piaceri in un’età esageratamente tenera, addirittura per pura vocazione. Di suo (della scrittrice), l’esoterismo.
La metodologia narrativa vuole sembrare la stessa desadiana. Anche il linguaggio è una specie di fastoso e barocco settecentesco, che alla lunga richiama un più contemporaneo sardo.
Poi, una volta abituati all’andazzo cantilenante del moyen à dire, è alle continue ripetizioni che si deve resistere. Se in un Baricco queste sottolineano e orientano verso altri/alti orizzonti, da un inizio ad una fine, passando per una evoluzione, un sentimento, nella scrittrice romagnola sono utili semplicemente ad allungare il brodo. Di fatti il descrizionismo perennemente ripetuto è sempre ostentato, superficiale e superfluo: la Santacroce si sofferma sui più inutili particolari e si perde in una fastidiosa, celebrante minuzia, d’ostacolo alla scorrevolezza della storia.
Insomma, mettete nello shaker argomenti di scontato interesse e fascino come la pornografia, l’esoterismo e il mistero, pefino l’apparizione saltuaria di un fantasma, avvicendamenti violenti, idee e stili altrui, agitate ed eccovi “V.M. 18”.
Di buono, la scelta dell’opera di copertina: Daddy’s Girl di Michael Hussar.

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Nota bene: Ho pubblicato la stessa recensione per l'associazione culturale The Lodge V.T.O.





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